0
Carrello
Non ci sono prodotti nel tuo carrello.

Intervista a Pick Withers, 17 Maggio 2013.

I Dire Straits sono stati uno dei gruppi rock più importanti tra la fine degli anni '70 fino ai primi anni '90 e, sebbene non siano più in attività da almeno un ventennio, nel nostro paese sono ancora popolarissimi.

Venerdì 17 Maggio 2013 ho potuto incontrare il loro batterista storico, Pick Withers, a Roma per un concerto dei dIRE sTRAITS LEGENDS, band che ripropone in maniera molto fedele il repertorio dei Dire Straits. Grazie alla preziosissima collaborazione della loro addetta stampa Amanda Bonini, dopo aver assistito al soundcheck ho potuto fare una lunga chiacchierata con questo musicista estremamente simpatico e disponibile, che parla un italiano quasi perfetto...

1- Per iniziare, non posso non chiederti che sensazioni provi oggi nel suonare brani che hanno fatto parte di una fase così importante della tua carriera...

E' molto divertente affrontare questo repertorio dopo così tanto tempo, ma non ho intenzione di farlo diventare un impegno fisso; sono entrato in questo progetto anche grazie all'amicizia che mi lega da tanti anni a Jack Sonni (chitarrista dei Dire Straits nell'LP Brothers In Arms e nella successiva tournèe mondiale). Eravamo amici già prima che lui entrasse nei Dire Straits, anche se in quel gruppo non abbiamo mai suonato insieme. Abbiamo iniziato con un concerto di beneficenza a Ferrara, mi pare, un paio di anni fa, ed è stato molto divertente... Io però ora ho 65 anni, sono una persona diversa, suono la batteria meglio di allora (almeno credo), quindi le vecchie canzoni suoneranno un po' diversamente. E' una bellissima sensazione, ma non voglio fare lunghi tour, solo qualche concerto di tanto in tanto.

2 - In che modo eri coinvolto nel processo creativo con i DS? Quale era il tuo ruolo sull'aspetto compositivo, sugli arrangiamenti?

Well, è difficile rispondere... Io suonavo la batteria in modo tale da tenere insieme gli altri 3; sai, David (Knopfler, chitarra ritmica) e John (Illsley, basso) non erano musicisti esperti: per loro, ma soprattutto per David, i Dire Straits hanno rappresentato la prima esperienza da professionisti, quindi c'è voluto del tempo perchè la band raggiungesse un buon livello. Per quanto riguarda le registrazioni, io dovevo entrare in studio con le idee già chiare su quello che avrei dovuto suonare; spesso avrei voluto rifare qualcosa, dopo aver sentito un arrangiamento o una parte di chitarra aggiunta in seguito... Purtroppo ciò avrebbe voluto dire rifare il lavoro da zero e non era possibile; comunque quella che senti sui dischi dei Dire Straits era quasi sempre la prima traccia di batteria. In canzoni come Water of Love, ad esempio, riuscivo a mettere più in evidenza il mio modo di suonare... è difficile da spiegare... io suonavo la batteria e basta, sai... (risate)

Ci sono stati gruppi come i Thin Lizzy ad esempio: talvolta Phil Lynott chiedeva ai componenti di aggiungere qualcosa di loro, perchè la band era molto affiatata e gli altri potevano contribuire; ora sono pochi a lavorare così.

3 - Un'ultima domanda sui Dire Straits: quanto l'abbandono di David Knopfler ha influito nei rapporti e negli equilibri musicali del gruppo?

Se ho capito bene mi stai chiedendo cosa è cambiato dopo che David ha lasciato il gruppo...

Esattamente, da un punto di vista musicale ed umano...

No, dal punto di vista umano non credo sia cambiato qualcosa; secondo me David forse non era pronto per quel tipo di pressione... Musicalmente le cose sono migliorate: abbiamo avuto un tastierista (Roy Bittan della E-Street Band di Bruce Springsteen sul disco “Making Movies” e Alan Clark dal vivo). L'uso delle tastiere ha senza dubbio portato un cambiamento molto positivo sia per le composizioni sia per gli arrangiamenti; io avrei voluto inserirle già da tempo, ma David e John erano contrari, avevano una sorta di paura, non volevano cambiare quello che per loro era una formula vincente; secondo me invece dovevamo evolverci, guardare avanti. Nei rapporti personali tra Mark e David non sono mai voluto entrare, gli equilibri tra fratelli sono sempre molto delicati e ho sempre pensato che certe questioni dovessero affrontarle e risolverle per conto loro...

4 - In Italia molti si ricordano quando suonavi nei Primitives. Che differenze hai trovato tra l'ambiente musicale italiano (romano, in particolare) e quello inglese, in quegli anni?

Ho vissuto a Roma 3 anni, tra il 1966 ed il 1968; allora era una città bellissima! Anche adesso lo è, certamente, ma a quel tempo su queste strade (siamo sul marciapiede davanti ad un bar di Via del Commercio, in zona Ostiense...) non c'erano tutte queste macchine... qui si giocava a pallone senza rischiare di essere investiti! Parlando di musica, con i Primitives abbiamo lavorato soprattutto in Italia, facevamo molte “coperte“ (testualmente, un tentativo di tradurre il termine cover...). Dopo un po'i Primitives sono diventati “Mal e i Primitives”, e successivamente solo “Mal”... così sono tornato in Inghilterra! Una differenza tra l'Italia e l'Inghilterra è che nel mio paese si mangia proprio male! (risate!)

Beh, è vero, in fondo però a me il fish & chips piace...

Si, ma non puoi mangiarlo tutti i giorni, fa malissimo alla salute!!! (risate) Adesso tanti locali storici degli anni '70 a Londra sono chiusi; il Rainbow, ad esempio, ora è un supermercato, un altro locale è diventato una chiesa... ci sono pochi posti e poche occasioni per suonare. Voi riuscite a suonare, qui a Roma?

Beh, insomma, lasciamo perdere, la situazione da noi è anche peggiore!

Anche a Liverpool, dove vivo ora, è tutto fermo...

5 - Hai iniziato a suonare molto presto e a 17 anni eri già professionista, ma la batteria non è stato il tuo primo strumento...

Il mio primo strumento è stato il “bugle”, una specie di tromba senza pistoni; ho iniziato in una marching band e la sezione percussioni era occupata... il direttore era Barry Bond (molto simpatico!); mi ha fatto aspettare 3 anni prima di darmi un tamburo. Mi hanno insegnato 5 rudimenti, quelli elementari: single stroke, double stroke, paradiddle... Ho dovuto cercare un tamburo per suonare, chiedendolo anche a Natale come regalo, ma mia madre non ne voleva sapere! Aveva paura di avere noie con i vicini ed era terrorizzata al pensiero che la polizia potesse bussare a casa nostra per il rumore fatto da una batteria... Ora c'è meno timore nei confronti delle uniformi, se un poliziotto ti ferma magari tu gli rispondi “ma che vuoi?!” (risate) Alla fine però mia madre ha ceduto... (risate)

6 - Mi piacerebbe ricordare una band in cui hai militato nei primissimi anni '70, gli Spring, con cui hai registrato un album meraviglioso (gli faccio vedere la copia originale del cd in mio possesso, pronta per essere autografata...).

Ah, si, hai anche il disco... Avevo 24 anni; era il 1972, il periodo dei King Crimson, degli Yes, della musica Progressive. E' stata la prima band con cui ho suonato tornando dall'Inghilterra dopo i Primitives, e la prima con cui ho fatto brani originali. Abbiamo registrato solo un disco, purtroppo... Mi piace ascoltare quelle canzoni, anche se il suono della batteria non era granchè... sì, si capisce che è una batteria, ma oggi i tamburi suonano meglio! Era comunque il suono di quegli anni.

Erano altri tempi, altri strumenti, altre tecniche di registrazione...

Si, certo! Ma se ascolti su YouTube Steve Gadd, o Jojo Mayer (indicando la copertina del numero di Maggio di Drumset Mag), senti dei suoni meravigliosi (boom, booom) che a quei tempi non avremmo mai immaginato!

7 - Il tuo background musicale ha le radici nel jazz e nel blues, come appare evidente dalle tue recenti collaborazioni con Pauline Black e Rita Chiarelli, tanto per citare due artiste, oltre al tuo progetto personale “Pick n' Mix; c'è un genere musicale che senti più vicino alla tua sensibilità artistica?

Mi piace molto il Jazz e il Rhythm&Blues, ma in definitiva mi piace tutta la musica, mi piace suonare. Riguardo a Pick n' Mix, in questo momento la situazione è un po' difficile, un paio di ragazzi non erano pronti per questo progetto; durante le prove giocavano con l'Xbox o cose del genere ed io dovevo riprenderli spesso, sembravo un professore a scuola...

Avevo un contratto ed abbiamo fatto un paio di concerti suonando diverse cover. Mi era venuta questa idea perchè, come ti dicevo, io abito a Liverpool ed ho visto un battello sul fiume Mersey, chiamato “Steampacket”, e ricordavo che negli anni '60 esisteva un gruppo chiamato così, con Long John Baldry, Julie Driscoll, Rod Stewart allora giovanissimo e Brian Auger. Ne ho preso spunto per il mio gruppo, in cui volevo riproporre proprio quel genere musicale. La formazione del mio progetto è composta da tastiere, basso e batteria, oltre ai cantanti che fanno parti soliste o corali. Un'idea “americana”: quando sei sul palco la musica non finisce mai, si suona continuamente.

Ho incontrato un ragazzo bravissimo, Megan Thomas, non come i due stupidi di cui ti parlavo prima (risate): è davvero bravo; suoniamo molto Rhythm&Blues (Fever, Peggy Lee, Apache degli Shadows). Ho imparato che quando trovi i personaggi giusti si riesce a fare tutto. In questo momento non sto suonando molto... Come ti accennavo prima dell'intervista, sono andato ad abitare a Liverpool per problemi familiari (il marito di una delle figlie è morto a 29 anni per leucemia); sembra però che Liverpool continui a vivere nel ricordo dei Beatles. Io adoro i Beatles ed ho tanto rispetto per il loro repertorio, ma preferisco suonare R&B. Si trovano ancora i nastri di qualche concerto agli inizi della loro carriera, ed erano bravissimi tutti e 4! Erano un gruppo fortissimo e facevano un tipo particolare di musica: Country, Motown, Rock... Ringo suonava bene e molto forte! Hanno creato un suono ed un'atmosfera indimenticabile. Comunque a Liverpool è meglio fare le canzoni dei Beatles! (risate)

9 - Tra le tue attività musicali c'è anche l'insegnamento?

Sì, ho anche insegnato un paio di anni in una scuola; insegnando si ha una grande responsabilità ed ho dovuto impegnarmi moltissimo perchè devi conoscere perfettamente tutto quello che vai a spiegare agli studenti. Ho imparato moltissimo io stesso in questo modo. Il mio obiettivo è quello di migliorare, anche di poco, ogni giorno.

Tanti anni fa mi trovavo ad una dimostrazione per i piatti Paiste, quando ero loro endorser, insieme a Simon Kirke dei Free e Rat Scabies dei Damned. Alcuni ragazzi ci facevano delle domande, fra cui questa: “qual'è la cosa più difficile da affrontare sulla batteria?”. Ci abbiamo pensato un po' su e ad un certo punto Rat risponde: ”Io studio perchè voglio migliorare, ma quando provo a suonare cose per me difficili sento un suono brutto, o comunque non riesco a farle. Così dopo alcuni minuti smetto ed inizio a suonare parti che mi riescono bene. In questo modo mi rendo conto di non imparare niente!” (risate)... Rat è simpaticissimo, suona in maniera molto semplice ma efficace, un livello facile da raggiungere, ma è bravissimo nel suo genere; in questa occasione ha centrato un problema che hanno molti studenti: quando siamo da soli nella nostra sala prove spesso tendiamo a suonare sempre le stesse cose; perchè allora non proviamo qualcosa di differente? Ad esempio, se siamo abituati a suonare l'hi hat con la mano destra, perchè non provare a fare la stessa cosa con la sinistra? Ci vuole la pazienza di un santo... anche se dopo mezz'ora non ci si riesce, bisogna continuare ad insistere.

Uno dei migliori insegnanti di batteria, Jim Chapin, spiegava che bisogna impugnare le bacchette come si terrebbe un uccellino tra le dita: né troppo stretto per non fargli male, né troppo lento per non farlo volare via. Forse la cosa più difficile da spiegare agli studenti è il modo corretto di impugnare le bacchette Insisto molto sull'impostazione delle mani: puoi usare la tecnica “orthodox” (testuale, cioè “traditional”) o la “matched”, ma se usi quest'ultima le mani devono essere davvero gemelle! E' importante poi suonare davanti ad uno specchio, per potersi osservare e correggere la postura, non solo delle mani ma di tutto il corpo. Spesso vediamo batteristi che suonano con uno sforzo eccessivo, con movimenti innaturali, brutti da vedere, mentre è importante suonare sciolti e rilassati.

Un batterista deve essere poi consapevole che il suo lavoro è come quello di un direttore d'orchestra: deve dare la giusta dinamica, i tempi, guidare la band.

10 - C'è qualche batterista delle nuove generazioni che ti ha colpito o ti interessa per qualche motivo?

Jojo Mayer, Thomas Lang... Ma non sono molto aggiornato sulle nuove generazioni, mi piacciono quelli vecchi: Grady Tate (batterista dal curriculum infinito, da Lionel Hampton, Ella Fitzgerald, Miles Davis, fino a Stan Getz, Quincy Jones e Simon & Garfunkel), Jim Keltner, Steve Gadd, Jack De Johnette. Ho visto un giovane cantante americano, Bruno Mars, suonare la batteria in qualche video su Youtube: non fa cose di estrema complessità ma ha un'impostazione perfetta, naturale.

11 - Puoi raccontarci qualcosa sugli strumenti che usi e che hai usato durante la tua carriera?

La mia prima batteria è stata una Ajax della Boosey & Hawkes, con i piatti Zin, davvero sottili, di latta... A me piaceva da impazzire, passavo le ore a guardarla, aveva solo cassa rullante ed un tom. Dopo 3 mesi l'ho cambiata per una Olympic, poi una vecchia Rogers, (un modello vecchio, con dei cerchi altissimi, facevo fatica a suonarla), ed una Ludwig. Poi c'era la Gretsch, quella con cui ho inciso Sultans of Swing e il primo album e la Eddie Ryan. In seguito sono diventato endorser per la Tama. Ho una batteria giapponese, adesso, una Canopus; ho visto Brian Blade suonare con una Canopus, forse l'unico batterista che ho visto usare questa marca. Ho una bellissima Yamaha, ma è pesante; se trovo uno che la monta per me, ok, la porto, altrimenti uso misure piccole. Ho problemi di schiena, sono caduto sul palco, una volta, quando suonavo con i Dire Straits e per 10 anni non ho avuto problemi; poi ho fatto una lastra ed hanno trovato il mio bacino e le mie anche completamente fuori asse. I muscoli si erano nel frattempo adattati alla postura ed ho dovuto fare 3 mesi di fisioterapia per recuperare una postura normale. Ora non ho problemi ma devo stare attento alle torsioni e possibilmente evitare di sollevare pesi. Mi dà fastidio dare 40 Sterline ad un osteopata. Mi piace molto la Yamaha per il sistema di sospensione dei tom, che in questo modo suonano molto meglio.

Per ciò che riguarda i piatti, durante il periodo con i Dire Straits usavo i Paiste delle serie 2002, Formula 602 e Sound Creation, ora uso gli Zildjian della serie K.

12 - La Eddie Ryan che hai suonato nel primo periodo dei DS aveva misure piuttosto grandi; è stata una tua scelta o c'era qualche altro motivo?

L'ho scelta io così (le misure erano 22”x15”, 13”x9”, 14”x10”, 16”x16” 18”x16”, con 3 rullanti da 14”x5,5”, 6,5” e 7”) perchè iniziavamo a suonare in posti via via più grandi e c'era bisogno di un volume più alto; la piccola Gretsch che avevo non sembrava adatta ai contesti live dei DS. Ad un certo punto però ho iniziato ad avere difficoltà nel microfonare la Ryan; l'ho usata anche sul disco “Slow Train Coming” di Bob Dylan. Qualche anno fa l'ho regalata ad un istituto di beneficenza. Ho anche una cassa Yamaha da 24” che uso per suonare un genere tipo “New Orleans”; purtroppo non trovo musicisti con cui proporre questo genere di repertorio, che in gran parte è acustico; oggi sembra che tutti vogliano suonare con strumenti elettrici, amplificati...

13 - Ti ho visto con gli “in ear monitor” durante il soundcheck; hai il click o l'ascolto degli altri strumenti?

No, sono solo delle protezioni, non ho i monitor, anche la colonna di casse che hai visto alla mia sinistra vicino all'hi hat è spenta. Ho perso un po' di udito dall'orecchio sinistro, così cerco di proteggermi. Sul palco io guardo gli altri musicisti e se ho un buon ascolto, ok, altrimenti devo andare avanti lo stesso, tenendo gli occhi e le orecchie aperti. Alcune volte è la sala a suonare male e sento tutto sbilanciato, altre volte sono le chitarre elettriche a darmi fastidio con certe frequenze.

14 - Ho letto che sei tifoso della Roma, è vero?..

Certo! Mi ricordo una partita lo scorso anno contro l'Udinese, abbiamo perso 3 a 2... Mi piace andare in giro con la maglia della Roma! Ne ho una nera e anche un paio di più vecchie, come quella dello scudetto del 1983, con il numero 5 di Falcao; l'ho presa allo stadio...

Grazie davvero per la tua disponibilità, Pick, ci vediamo stasera al concerto!

Grazie a te e a tutti i batteristi italiani, anche quelli della Lazio!

Il concerto.

I Dire Straits si sono separati di fatto nel 1992; quando la band ha fatto il suo ultimo concerto ("On Every Street World Tour 91-92"), Mark Knopfler ha subito dichiarato e chiarito che non avrebbe mai più suonato con i vecchi compagni, scegliendo di intraprendere una brillante carriera solista.

Gli altri membri della band hanno iniziato a collaborare con alcuni dei più grandi artisti del panorama rock internazionale (Eric Clapton, The Who, Sting, Rolling Stones, King Crimson, Paul McCartney, Tina Turner, David Sylvian, solo per citarne alcuni); tuttavia il legame con la "loro" musica era troppo forte, e nel 2005 alcuni di loro si sono riuniti insieme al talentuoso chitarrista italiano Marco Caviglia (già chitarrista in svariati tour del leggendario bluesman inglese dei Notting Hillbillies, Steve Phillips) per suonare ancora una volta dal vivo i successi dei Dire Straits, dando vita di fatto al "concept show" dIRE sTRAITS LEGENDS. In questa serata romana del 17 Maggio 2013 al Planet Roma, Marco Caviglia, alla chitarra solista e alla voce, è affiancato da Mel Collins al sax, Phil Palmer e Jack Sonni alle chitarre, Maurizio Meo al basso e Primiano Di Biase alle tastiere, oltre naturalmente al batterista Pick Withers.

Dopo l'intro da “Il buono, il brutto e il cattivo” si parte con Once upon a time in the West, ed a seguire Expresso love, Six blade knife, Down to the waterline, News, Setting me up, Where do you think you're going, Tunnel of love, Romeo and Juliet, Sultans of swing, Follow me home, Two young lovers, Wild west end, Walk of life, Your latest trick, Money for nothing e Solid rock. Si tratta in massima parte dei brani dei primi 4 album; forse la presenza di Pick Withers ha avuto un certo peso in questa scelta, che personalmente ho molto apprezzato...

La band è molto affiatata ed è da sottolineare l'ottima prova di Marco Caviglia, assolutamente ispirato e “dentro” il modo di suonare di Knopfler senza cadere nell'imitazione fine a se stessa, e la bravura e velocità del fonico di palco Federico Biagetti nel sostituire a tempo di record un amplificatore che si è messo a fare i capricci durante l'intro di Tunnel of love.

Intensi momenti solistici al sax di Mel Collins e gran lavoro del duo Palmer/Sonni, veramente eccellenti.

I dIRE sTRAITS LEGENDS ci hanno riportato indietro nel tempo, in un periodo che va da 1978 al 1984, regalando al pubblico una serata speciale, emozionante e coinvolgente.

ROBERTO CAVEDON

Il bello del restauro di una batteria vintage.


Nel mio lavoro, durante questi quasi 10 anni di attività del Garage di Asso, mi è capitato spesso di restaurare set vintage o usati, qualche volta da solo, qualche volta con l'aiuto di amici più bravi di me.

Uno di questi amici è Carlo Goberti, che ho avuto la fortuna di conoscere ormai 11\12 anni fa, quando lavoravo in uno dei grandi negozi di strumenti musicali a Roma. Oltre ad essere un grande appassionato di Jazz ed un bravo batterista, è uno dei più veri GENTILUOMINI che mai mi sia capitato di incontrare.

Il restauro che voglio mostrarvi è completamente opera sua.

Leggi tutto

THE STRYD their first CD released by Sharawaji Records

THE STRYD their first CD released by Sharawaji Records

A new upcoming band from Rome has signed for Sharawaji Records, the first CD was released 6th October 2015.

The Stryd sono felici di annunciare che il loro album di debutto è stato pubblicato il 6 Ottobre 2015 dall'etichetta inglese Sharawaij Records (UK).

Leggi tutto

Intervista a Pick Withers, 17 Maggio 2013.

Intervista a Pick Withers, 17 Maggio 2013.

Roberto Cavedon incontra Pick Withers, mitico batterista e co-fondatore dei Dire Straits

Leggi tutto